La GdF di Gorizia dona alla CRI abbigliamento sequestrato

Gorizia 18 agosto 2014

Fonte: GdF
​Sono oltre 3.200 i capi di abbigliamento sequestrati dalla Guardia di Finanza di Gorizia e, successivamente, donati alla Croce Rossa goriziana in quanto recanti marchi contraffatti delle più note case di moda internazionali.
Per effettuare la donazione le Fiamme Gialle isontine hanno chiesto ed ottenuto, come alternativa alla distruzione, dalla locale Autorità Giudiziaria il nulla osta ad affidare i capi di vestiario sequestrati alla sezione goriziana dei volontari della Croce Rossa Italiana, con la quale è già stato avviato da tempo un rapporto di collaborazione teso a fornire un contributo alle famiglie più bisognose.
Le donazioni hanno riguardato capi di abbigliamento contraffatti (maglie, giacconi, pantaloni, etc.) dai quali i volontari, in presenza dei finanzieri, hanno asportato i segni distintivi riconducibili ad alcune tra le più note griffe nazionali ed estere (Dolce & Gabbana, Moncler, Gucci , Woolrich, Louis Vuitton, Gucci e Burberry).
L’iniziativa si pone il duplice obiettivo di dare un concreto e fattivo aiuto a chi ha più bisogno, soprattutto in questo momento di difficoltà generalizzata, nonché focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su un fenomeno, quello della contraffazione e vendita di merce falsa, che produce una significativa alterazione del mercato a causa delle ingenti perdite arrecate a tutta la filiera produttiva e commerciale avviata dagli imprenditori onesti.
Il piano di prevenzione del Comando Provinciale di Gorizia volto al contrasto del fenomeno della contraffazione e dei prodotti in violazione del codice del consumo ha consentito, nella prima parte dell’anno, di sequestrare oltre 27.000 prodotti per la maggior parte provenienti da paesi dell’est europeo.
L’ultima operazione di servizio delle fiamme gialle isontine risale a qualche giorno fa, quando nella periferia del capoluogo goriziano sono stati sequestrati oltre 5.000 prodotti (abbigliamento, articoli tessili, bigiotteria, casalinghi, cancelleria, ecc.) in violazione degli artt. 6 (contenuto minimo delle informazioni), 7 (modalità di indicazione), 9 (indicazioni in lingua italiana), 104 (obblighi del produttore e del distributore) del D. Lgs. n.206/2005, nei confronti di una azienda di proprietà di un cittadino di nazionalità cinese che rischia sanzioni per oltre 4.000 euro.