Sequestrate maglie provenienti dal Bangladesh

Ravenna 13 luglio 2017

Fonte: GdF

​Prosegue incessantemente l’attività congiunta dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza di Ravenna per garantire un efficace contrasto ai traffici illeciti di merce in entrata ed uscita dal porto di Ravenna nonché ad ogni forma di abusivismo commerciale che transita attraverso lo scalo bizantino.

Nei giorni scorsi la sinergica ed ormai consolidata collaborazione operativa realizzata tra i due enti in ambito portuale ha consentito di fermare un traffico illecito di portata internazionale, pervenendo al sequestro di oltre 16.000 maglie di cotone commercializzate in violazione della normativa che tutela il “Made in Italy”.

Lo schema commerciale balzato agli occhi dei funzionari doganali e delle Fiamme Gialle ravennati si fondava su una serie di triangolazioni tra Paesi europei ed extracomunitari: la partita di merce, prodotta in Bangladesh, è stata importata in Italia da un’azienda nazionale la quale aveva già ceduto l’intero carico ad una società lituana che, a sua volta, ne aveva commissionato l’esportazione in Libano. Nei fatti le T-shirt, giunte in Italia dal Bangladesh, erano già pronte sulla banchina del porto di Ravenna per essere imbarcate direttamente per il Libano per conto della società lituana.

La particolare operazione internazionale ha insospettito il personale dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, che ha così deciso di approfondire il controllo e di verificare l’effettivo contenuto del carico trasportato.

Le attività ispettive hanno permesso di appurare che le magliette di fabbricazione bengalese contenute nel container destinato al Libano riportavano ingannevoli e fuorvianti indicazioni circa la reale provenienza del prodotto. Infatti, su tutte le T-shirt era apposta un’evidente etichetta con la dicitura “ORIGINAL PRODUCT STYLED IN ITALY”, sicuramente in grado di indurre i consumatori finali a ritenere che la merce bengalese destinata ai mercati mediorientali fosse di manifattura italiana.

Pertanto, l’intero carico è stato sottoposto a sequestro e l’azienda lituana esportatrice, amministrata da un cittadino italiano residente nel Paese baltico, è stata segnalata alla Camera di Commercio di Ravenna per l’irrogazione della sanzione amministrativa che va da un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 250.000 euro.

La contraffazione del “Made in Italy” e l’utilizzo illecito di segni o simboli che possono indurre i consumatori a considerare come fabbricato in Italia un prodotto estero costituisce una grave forma di illegalità, in grado di arrecare pesantissimi danni all’economia italiana ed integra un subdolo inganno per i consumatori che, confidando nella notoria affidabilità del brand italiano, sono indotti ad acquistare prodotti che si fregiano illegittimamente della prestigiosa dicitura, ma che poi si rivelano di fattura e qualità ben inferiori alle aspettative.