Operazione "China Factory"

Macerata 26 gennaio 2015

Fonte: GdF

​Indagini, perquisizioni e sequestri. Sono durate un anno intero le indagini svolte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Macerata che hanno circoscritto, al termine degli approfondimenti eseguiti, numerose condotte di rilevanza penale e amministrativa: si va dall’evasione fiscale ai reati fiscali, dai reati in materia di tutela del “Made in Italy” all’evasione di dazi doganali e infine dall’illecito trasferimento di denaro contante “trasportato” da imprenditori Italiani presso banche Sammarinesi

E’ questo l’epilogo dell’operazione denominata “China Factory”, un’indagine che ha permesso di ricostruire nei minimi dettagli l’attività illecita posta in essere da alcuni imprenditori italiani, ai quali facevano capo diverse società gestite da soggetti di etnia cinese, ubicate tra Marche, Abruzzo e Toscana.

Da un lato, i soggetti italiani o acquistavano beni da imprenditori cinesi senza che venisse emessa fattura oppure li importavano dalla Cina dichiarando in Dogana un valore inferiore rispetto al corrispettivo effettivamente pagato, in modo da evadere dazi doganali e Iva.

Dall’altro, gli articoli di pelletteria “finiti” acquistati e/o importati (prevalentemente borse, borse da viaggio, zainetti, cinture), di origine cinese e indiana, venivano venduti spacciandoli per prodotti “Made in Italy”, mediante apposite operazioni di riconfezionamento che prevedevano la rimozione delle eventuali etichette riportanti l’indicazione di provenienza extracomunitaria e la successiva apposizione di etichette riportanti gli identificativi delle ditte italiane verificate.

La gran parte di questi beni veniva venduta senza emissione di alcuna fattura ad imprenditori operanti, oltre che nel territorio nazionale, anche nella Repubblica di San Marino e in Spagna.

E’ proprio nella Repubblica di San Marino dove sono stati scoperti alcuni conti correnti bancari, riconducibili agli indagati, alimentati per la gran parte dal denaro proveniente dall’omessa fatturazione o sotto-fatturazione derivante dalla vendita di tali beni ed utilizzati anche per effettuare bonifici verso la Cina per il pagamento delle merci importate.

L’operazione ha preso piede da una preliminare attività d’intelligence e raccolta informativa, cui sono seguite una serie di perquisizioni effettuate presso alcune delle aziende oggetto di indagine, durante le quali sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi accessori di pelletteria riportanti la falsa indicazione del “Made in Italy”.

Peraltro, l’operazione di rietichettatura era proprio in corso all’atto dell’accesso dei finanzieri; i soggetti sono stati colti, dunque, in flagranza di reato.

I riscontri contabili della copiosa documentazione sottoposta a sequestro, hanno poi consentito di estendere le operazioni ispettive a numerose imprese operanti nel settore della produzione o commercio di prodotti di pelletteria.

Tra gli altri, venivano individuati due imprenditori di etnia cinese, residenti in Abruzzo e Toscana, i quali hanno ceduto ad imprese italiane ingenti quantitativi di articoli di pelletteria senza emettere alcun documento fiscale, interponendo nelle transazioni un loro connazionale, con sede dell’attività nelle Marche, che ha funto da "cartiera", attraverso
l’emissione di fatture soggettivamente false.

Inoltre, attraverso l’esame di una sorta di contabilità parallela (“in nero”), rinvenuta dai finanzieri durante le perquisizioni, è stato possibile identificare e segnalare ai Reparti del Corpo competenti per territorio circa 60 imprese poste su tutto il territorio nazionale, le quali hanno acquistato beni senza emissione di fattura.

L’operazione, che ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 6 persone, ha consentito il sequestro di oltre 200.000 articoli recanti la falsa indicazione “Made in Italy”, la scoperta di un’evasione fiscale di circa 20 milioni di euro, con violazioni all’IVA per circa 5,5 milioni, sui dazi doganali per circa 300 mila euro e in materia di antiriciclaggio per circa 3,5 milioni di euro.

Nei giorni scorsi, i militari della Compagnia di Macerata hanno eseguito l’ultima parte dei sequestri per equivalente disposti, per oltre 4,5 milioni di euro complessivi, dalla Procura della Repubblica di Macerata e che hanno riguardato conti correnti e immobili ubicati in varie parti d’Italia.